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Il Matrimonio Tradito: Una Storia Australiana di Inganno e Onestà

La storia arriva dall’Australia ed è rilanciata sui siti d’informazione e gossip di mezzo mondo. È una vicenda senza volti e con nomi fittizi, forse potremmo trattarla come una trama dal titolo “Cosa faresti se …”.

Stanno facendo discutere il web nelle ultime ore le foto postate da un’influencer australiana in occasione del suo matrimonio. La storia dell’influencer australiana ha attirato l’attenzione di molti quotidiani a causa delle diverse critiche e insulti che gli sono stati rivolti. Il matrimonio con Ross Scutts è stato celebrato in una piccola cittadina sulla Gold Coast con un evento privato, ma neanche troppo visto la condivisione su tutti i social media. “Sei una ragazza ‘facile’”, ha scritto un utente. “Mi vergognerei se fossi tuo marito”, “Inappropriato”, ha scritto un altro.

Credeva di partecipare a un evento social, invece era un matrimonio vero. I due, scrive la Bbc online, si conoscono su un'app di incontri e hanno iniziato a vedersi regolarmente a Melbourne, dove vivevano all'epoca. A dicembre di quell'anno, il giovane ha chiesto alla donna di sposarlo e lei ha accettato. Due giorni dopo, lui le chiede di andare a una festa a Sydney dicendole che tutti i partecipanti dovevano vestirsi di bianco. Ma al loro arrivo, la ragazza scopre che gli ospiti erano solo loro due insieme a un fotografo, un amico e un celebrante, secondo la sua deposizione.

«Quando sono arrivata e non ho visto nessuno in bianco, ho chiesto spiegazioni. E lui mi ha detto che stava organizzando un matrimonio per scherzo, per aumentare i follower su Instagram», ha raccontato la giovane. Rassicurata, la donna e il compagno si scambiano i voti nuziali.

Matrimonio con invitati vestiti di bianco

Ecco l’assurda storia di una donna di Melbourne (Australia), che è riuscita a far annullare il proprio matrimonio dopo aver dichiarato che la cerimonia a cui aveva partecipato doveva essere solo una trovata per aumentare i follower dello sposo sui social. O, almeno, così le avevano assicurato. Il tribunale della famiglia ha quindi dichiarato sciolto il matrimonio dopo aver constatato che la sposa “credeva di partecipare a un evento sui social media” e non a una cerimonia legalmente vincolante. “Mi ha detto che stava organizzando un matrimonio-farsa per i suoi social. Instagram, per la precisione, perché voleva incrementare i suoi contenuti e iniziare a monetizzare con la sua pagina”, ha dichiarato la donna. Poi la scoperta: il matrimonio era legale, lo sposo infatti le ha chiesto di aggiungere il suo nome alla domanda di residenza. A quel punto la donna sarebbe andata su tutte le furie capendo di essere stata “ingannata fin dall’inizio”. I due non formavano neanche una coppia stabile: si erano conosciuti su una app di incontri e per alcuni mesi si erano frequentati. Dopodiché, lui un giorno l’avrebbe invitata a un “white party” chiedendole di vestirsi di bianco.

Anziché parlare immediatamente con lui, Casey trascorre la notte in un tormento comprensibilmente delirante. Alla fine, la futura sposa decide di procedere come da copione: si veste con l’abito di nozze e va in chiesa, arrivata sull’altare prende parola e racconta davanti a tutti, per filo e per segno, l’amaro retroscena scoperto la sera prima. Si scusa con tutti perché non si celebrerà il matrimonio, lo sposo se ne va senza proferire parola e la festa si trasforma in una celebrazione dedicata all’onestà. Non è dato sapere altro.

Donna in abito da sposa che parla all'altare

Quel che mi più mi colpisce nella narrazione dei fatti, fosse anche solo un racconto, è il silenzio tra lei e lui. Un vuoto di rapporto nel momento più cruciale e ferito: lei non parla con lui, ma parla agli invitati; lui non risponde a lei, e se ne va in silenzio. Credo sia anche la parte più autentica della storia, cioè quella più simile alla vita vissuta di molti: l’incapacità di incontro nel momento della prova.

Ho letto molti degli articoli pubblicati sulla storia di Casey e non credo sia un caso che in nessuno di questi racconti si azzardi un giudizio umano sulla vicenda. Si moltiplicano, invece, i commenti a fondo pagina. Quasi tutti lodano il gesto della futura sposa e applaudono alla pubblica denigrazione. Alcuni s’interrogano sul silenzio dello sposo traditore che volta le spalle e basta; certi suppongono che lui abbia gongolato di non essersi preso un impegno così pressante davanti a Dio. I maniaci dei dettagli si mettono a dissertare sul fatto che se il banchetto è stato fatto ugualmente, allora è stato pagato dalla sposa. Sì, a dare in pasto queste notizie alla nostra pancia se ne ricava una lievitazione di tristi episodi personali in cui una moglie o un marito sono stati capacissimi di dare il peggio di sé.

Casey, alla fine, ha deciso di celebrare l’onestà, ma temo che sia uno di quegli ingredienti che nel matrimonio non è portato in dote dai coniugi. Sono troppo pochi i dettagli della storia di questi due fidanzati per esprimere qualsiasi ipotesi; vero è che, messa sulla pubblica piazza una simile vicenda, tutti si mettono a parlare dei tradimenti subiti e nessuno parla di quella prova tosta tostissima che l’amore autentico si merita, il perdono.

Se penso a qualcuno che mi tradisce, vorrei vederlo appeso a un albero come Giuda. Se penso a me che tradisco, vorrei essere guardata come Pietro. Ovvero: la vendetta è una misura che applicata a noi stessi sentiamo malvagia, anche quando ce la meriteremmo. Forse anche io mi sono avvicinata all’altare pensando a tutte le parti belle di me che avrebbero reso felice la vita di mio marito, e viceversa. Molto presto ho capito che il giorno delle nozze non ho dato nulla di buono, ma ho ricevuto la Compagnia di chi può trasformare in bene il cammino entusiasta e sgangherato di due persone. La fedeltà l’abbiamo promessa, perché sappiamo bene di non averla in tasca. Non posso avere e non avrò mai uno sguardo immacolato con cui guardare mio marito, né lui lo avrà per me. Quando arriva il mattino - dopo la notte del male - e il gallo canta, ciascuno di noi mette sul tavolo i propri cocci: bugie, mancanze, cattiverie, perfidie, semplici noncuranze. È davvero così ad ogni nuova alba, eppure desidero che alba sia davvero. I riflettori del mondo, le voci del pubblico a cui potrei consegnare questa caterva di matrimoniali sconfitte sarebbero un coro all’unisono con il pollice all’ingiù. Scandirebbero: occhio per occhio dente per dente. Brinderebbero con me all’onestà che manca, ma io voglio stare a tavola con Lui che cucinò il pesce in riva al lago e lo condivise con Pietro il traditore. Sapeva tante cose su di lui, tante avrebbe potuto fargliene confessare. Ma lo vedeva come nessun altro occhio avrebbe potuto.

Uomo che offre pesce a un gruppo di persone

Per fortuna noi non siamo Dio. Mi è venuto in mente il racconto di Dino Buzzati La fine del mondo, in cui immagina che in un certo giorno il pugno di Dio squarci il cielo e punti l’indice contro l’umanità; la gente intuisce che è arrivato il momento del giudizio universale e si precipita in cerca di un confessore. Tutti vogliono salvarsi, tutti vogliono confessarsi, tutti vogliono arrivare puliti al tribunale divino. Anche io ogni tanto penso al giorno del Giudizio e di una cosa sono certa, non sarà come lo penso io …. cioé una enorme, colossale, sbugiardata pubblica. Sarà un’altra cosa, sarà essere guardati per davvero per la prima volta. Qualcosa di questo avvenimento viene anticipato, per frammenti, nel matrimonio: è l’ipotesi di guardarsi non più riflessi allo specchio ma negli occhi di un altro, grazie a un Altro. Perciò il tradimento è una ferita così profonda, perché non altera solo il volto del compagno, ma anche il nostro. Fedeltà è una delle parole incarnate più belle da custodire assieme, perché non è un battaglia che si può combattere al singolare. Eppure capita, sale dallo stomaco, un istinto sordo di vendetta non appena uno dei due commette un gesto anche piccolo di tradimento, si infrange una promessa per smemorattezza o anche con deliberato consenso. Allora vorrei gridarla a mari e monti la ferita che brucia dentro, fare vedere il male e puntargli contro l’indice, svilire e ferire a mia volta chi doveva essere il mio alleato preferito e invece mi ha deluso o, peggio, umilato. Dipendesse da noi, il Giudizio Universale sarebbe un tribunale a porte aperte pieno di documenti probanti e testimonianze circostanziate su ogni minimo errore.

Il caldo al matrimonio 🥹 #reaction #matrimonio #wedding #sposa #sorpresa #bride #caldo #damigella

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