Il 20 febbraio 1993, Antonio Cosulich convolò a nozze. Questo evento personale, sebbene non direttamente collegato agli scritti accademici, si inserisce in un panorama di riflessioni teoriche e critiche sulla letteratura e sulla cultura, come emerge dai saggi pubblicati nella rivista "Allegoria".
Il saggio di Chiara Natoli, "Dell’inutile e del dilettevole", analizza il Preambolo allo Spettatore fiorentino di Giacomo Leopardi. Questo scritto è presentato come il manifesto di una rivista settimanale che Leopardi intendeva diffondere a Firenze nel 1832, ideata e diretta insieme ad Antonio Ranieri. L'analisi del Preambolo offre uno spaccato delle aspirazioni intellettuali e editoriali dell'epoca, contestualizzando il ruolo di figure come Leopardi e Ranieri nel panorama letterario.

Il tema della metamorfosi e della sua evoluzione nel racconto moderno è affrontato da Arrigo Stara nel suo contributo "«La più bella delle isole deserte»". Egli sottolinea come la Metamorfosi di Kafka occupi un posto unico nell'evoluzione del racconto moderno, costituendo una cerniera tra la short story modernista e le istanze "ontologiche" che hanno trasformato il genere nel corso del Novecento e nei primi anni Duemila, rendendolo uno dei più tipici della narrativa contemporanea.
Massimo Scotti, nella sua opera "Storia degli spettri", esplora un vasto campionario di credenze antropologiche, racconti popolari e opere sul fantastico. Il tema della casa infestata e delle storie sugli spettri, caratteristico di molte civiltà sin dall'antichità, viene analizzato in profondità. Il saggio si apre con l'analisi di un'epistola pliniana e prosegue esaminando materiale plurimillenario, fino ad arrivare a film e serie televisive sul tema dello spiritismo. Scotti indaga la diffusione dello spiritismo dall'America all'Europa, menzionando le teorie di Mesmer sui fluidi cosmici e le malattie. Vengono esplorati temi ricorrenti come la presenza di spettri in luoghi determinati e la comunicazione con i morti, anticamente tramite oracoli e sibille, in epoca moderna tramite medium. L'autore evidenzia come la figura fantasmatica rappresenti ciò che è perduto, il ricordo di una perdita, alimentando il bisogno umano di credere in una dimensione "altra" o parallela. Scotti presenta la sua come un' "antistoria degli spettri", svelando finzioni e messe in scena, pur lasciando aperto il mistero.

Massimiliano Tortora, nella sua recensione, discute la storia della letteratura francese curata da Sozzi, definendola "fieramente" inserita nel titolo, ma con un approccio meno "europeo" nel senso di un'unità culturale costante. L'attenzione si sposta sul sostantivo "storia", evidenziando come i grandi autori diventino "macroisole" a cui si legano scrittori secondari. Particolare enfasi è posta sul Novecento, con la sua periodizzazione mossa, e sul ritorno al soggetto, al reale e alla storia nella narrativa degli anni Ottanta, citando autori come Houellebecq, Nothomb ed Echenoz.
Linda Bertelli, in "Immagini senza quadro", rivaluta Bergson alla luce delle connessioni tra la sua teoria della "durata" e le opere di pensatori come Benjamin, Deleuze e Didi-Huberman, oltre ad autori novecenteschi quali Joyce, Proust e T. S. Eliot. L'opera si apre introducendo la caratteristica principale delle immagini bergsoniane: il flusso indistinto e indivisibile in continuo mutamento. Bertelli analizza il concetto di percezione come "taglio nella materia", dove il corpo, muovendosi nello spazio, crea interruzioni nella continuità della pura materia e ordina le immagini percepite. Viene discusso il concetto di allucinazione come ridefinizione della teoria della percezione, sostenendo che "è la percezione a decidere del senso dell'oggetto". Bertelli confronta il pensiero bergsoniano con le teorie della psichiatria francese contemporanea, l'idea di immagine come sensazione rinascente di Taine, e i fondamenti del realismo e dell'idealismo, per poi analizzare la percezione delle immagini interiori.

Annalisa Izzo, nel suo lavoro "Telos", affronta la questione del rapporto tra il finale di un romanzo e l'intera narrazione e il suo impianto ideologico. Sebbene la critica letteraria si sia spesso soffermata su questo aspetto, Izzo nota come tale centralità sia effettiva solo fino alla seconda metà dell'Ottocento, con l'irruzione dei naturalisti francesi che rivoluzionarono il concetto di romanzo. L'autrice sottolinea l'importanza di considerare l'incipit come parte integrante della costruzione del significato ultimo dell'opera, rendendo impossibile analizzare finali come quelli di Madame Bovary o dei Malavoglia senza considerare lo sviluppo delle vicende fin dalla prima pagina.
Federico Francucci discute le "Meditazioni pascaliane" di Bourdieu, evidenziando la richiesta di strumenti di conoscenza "più brutalmente oggettivizzanti" che siano anche strumenti di conoscenza di sé. Bourdieu analizza il campo universitario come omologo al campo del potere, con una polarità tra dominanti e dominati e un chiasmo per cui le facoltà scientificamente dominanti sono socialmente dominate e viceversa. La facoltà di Lettere viene presentata come un luogo privilegiato per osservare la lotta tra potere intellettuale e potere accademico.
Guido Furci, analizzando "L’épuisement du biographique?", riflette sull'era 3.0 e la sfida di passare inosservati in un mondo che pone in dubbio l'autonomia individuale attraverso le nuove tecnologie. Internet ha rivoluzionato il pensiero e l'architettura della riflessione, introducendo una "linearità non lineare" e una progressione discorsiva "efficacemente rizomatica". Il volume raccoglie interventi che analizzano la Storia attraverso le "storie" personali, con un'attenzione particolare alle "teatralizzazioni dell'io" e alla risemantizzazione del passato individuale.

Paolo Tortonese, in "L’Homme en action", risale alle origini della teoria aristotelica dell'arte e della mimesis, ripercorrendo la sua trasmissione attraverso i secoli e le trasformazioni subite. Tortonese evidenzia come i nuclei teorici principali si siano evoluti e mutati a seconda delle stagioni culturali, assumendo gradualmente la forma attuale, in un processo che definisce "en partie l’histoire d’une dégradation doctrinaire".
Paolo Zublena, nel suo studio su Giorgio Caproni, si concentra sulla tematizzazione della morte nei versi del poeta livornese. Il libro distingue una prima fase incentrata sull'"esperienza del lutto" personale, seguita da una seconda fase, dagli anni Sessanta in poi, con la spersonalizzazione del lutto, che diventa "un’assenza originaria". Zublena collega la critica tematica all'analisi linguistico-stilistica, mostrando come nell'ultimo Caproni la deissi e l'anafora diventino "manifestazioni dell’assenza, o vuoti che danno una forma linguistica alla perdita". Il lavoro offre spunti anche sulla figura del poeta-traduttore, analizzando il confronto tra testi di Jean Genet e poesie di Caproni, e suggerendo che la traduzione di autori "meno congeniali" costringa a esplorare territori inesplorati della coscienza.
Giorgio Caproni a 30 anni dalla morte
Infine, viene menzionato il saggio "Lettura di «Res amissa»", che contribuisce allo studio dello "scambio bilaterale" tra Caproni e Agamben, autore del seminario Il linguaggio e la morte.
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