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Il Significato Profondo della Fede Nuziale: Un Simbolo di Unione e Impegno

La fede nuziale è molto più di un semplice anello; è un simbolo potente del legame matrimoniale, un segno tangibile dell'unione sancita davanti a Dio e un promemoria quotidiano dell'impegno preso.

Nel corso della storia, l'uomo ha sempre espresso l'interiore tramite l'esteriore. Così anche il bacio dell'anello, che simboleggia il legame sponsale del vescovo per la Chiesa e la comunione dei fedeli nei confronti del Papa. Non è deferenza alla persona, ma adesione alla Chiesa.

È necessario che gli sposi scoprano ogni giorno il significato della fede nuziale che portano al dito. Come ricordava anche l’orefice di San Giovanni Paolo II: “Nessuna delle due fedi ha peso da sola, pesano solo tutte e due insieme”.

Il matrimonio religioso ha il suo valore e la sua importanza. Davanti a Dio, gli sposi affermano il loro SI, si donano la fede nuziale come segno che, da lì a quel momento, nessuno più li dividerà. L’anello nuziale si indossa all’anulare. C’è una leggenda, non so quanto fondata, che narra che una piccola arteria collega direttamente il cuore a quel dito della mano. Capite che non ha importanza sapere se tutto questo sia vero oppure no. Ciò che conta è il significato che vuole evidenziare.

La fede nuziale ci ricorda che il matrimonio è un sacramento che intreccia anima e corpo. L’amore nasce nel cuore ma ha bisogno di un corpo per diventare reale, per potersi manifestare. Senza il corpo il nostro amore non potrebbe arrivare all’altro/a. Resterebbe lettera morta.

L’anello nuziale ha diverse caratteristiche ed ognuna di esse ci può dire tanto. Iniziamo con il dire che la forma tonda indica la perfezione. Il cerchio è l’origine. L’origine di ogni cosa è Dio. Nell’iconografia cristiana Tre Cerchi saldati tra loro sono simbolo della Trinità. Non solo: il cerchio rappresenta la relazione tra Dio (il centro del cerchio) e la creazione che è il cerchio stesso. L’anello nuziale rappresenta tutto questo, se ci pensiamo bene.

Coppia che si scambia le fedi nuziali

L’anello nuziale è d’oro (almeno nella tradizione). L’oro è il metallo dei re. Il metallo di Dio che è Re, oltre che Padre. Signore delle nostre vite. Un Re atipico venuto per servire e non per essere servito. Ecco quell’anello al dito ci ricorda che dobbiamo amarci così. Che siamo re e regina l’uno per l’altra. Che lo siamo per la Grazia scaturita dal sacramento, ma che dobbiamo esserlo nella vita di ogni giorno facendoci servi l’uno per l’altra, servi dell’amore. Come? Mettere l’altro/a e il suo bene sopra il nostro.

Inoltre, c’è inciso all’interno della fede la data del matrimonio e il nome dell’altro/a. Non il nostro nome, non il nome di entrambi, ma quello dell’altro/a. C’è un significato molto profondo e bello in questo segno. Da quella data, se voglio davvero vivere la mia fede per Gesù non posso prescindere da quel nome inciso.

La virtù della fede può essere definita in tanti modi. Quello che preferisco è: la fede è la nostra risposta all’amore di Dio. Quindi la fede che abbiamo al dito mi ricorda che non posso amare Dio se non attraverso quella donna il cui nome è inciso all’interno dell’anello. Il nome nella tradizione biblica indica tutta la persona; anima, corpo e cuore.

Perché, per molti, la fede al dito ha poco valore? Ma, vuoi o non vuoi, insieme agli sposi, l’altro protagonista è lui: l’anello. Il matrimonio celebrato in chiesa ha, sempre, un qualcosa in più. Davanti a Dio, gli sposi affermano il loro SI, si donano la fede nuziale come segno che, da lì a quel momento, nessuno più li dividerà. L’anello: per molti un semplice “cerchietto al dito”. Ma è proprio la sua forma circolare a darle il suo completo e pieno significato: dove c’è l’inizio c’è la fine, nulla potrà romperlo. In molti non credono più o hanno, addirittura, paura del matrimonio in chiesa. Lo vedono come un qualcosa di antico e di trapassato.

E invece non è così: dire il proprio SI davanti a Dio e sigillarlo con lo scambio delle fedi nuziali davanti a chi ci conosce e davanti al ministro di Dio, è segno che i due sposi si impegnano ad amarsi e a rispettarsi reciprocamente, “finchè morte non li separi”.

San Giovanni Paolo II è riuscito ad esprimere in modo meraviglioso la bellezza del matrimonio, anche nella drammaticità di una relazione malata. L’anello nuziale segno della nostra unità indissolubile. Uno per sempre. Legati allo stesso destino. Il nostro valore è legato a quello di un’altra persona. La nostra salvezza è legata a quella di un’altra persona.

Una volta, tornando dal lavoro, e passando vicino all’orefice, mi sono detta - si potrebbe vendere, perché no, la mia fede (Stefano non se ne accorgerebbe, non esistevo quasi più per lui. Forse mi tradiva - non so, perché anche io non mi occupavo più della sua vita. Mi era diventato indifferente. Forse, dopo il lavoro, andava a giocare a carte, dalle bevute tornava molto tardi, senza una parola, e se ne gettava là una rispondevo col silenzio). Quella volta decisi di entrare. L’orefice guardò la vera, la soppesò a lungo sul palmo e mi fissò negli occhi. E poi decifrò la data scritta dentro la fede. Mi guardò nuovamente negli occhi e la pose sulla bilancia…. poi disse: “Questa fede non ha peso, la lancetta sta sempre sullo zero e non posso ricavarne nemmeno un milligrammo d’oro. Suo marito deve essere vivo - in tal caso nessuna delle due fedi ha peso da sola - pesano solo tutte e due insieme. La mia bilancia d’orefice ha questa particolarità che non pesa il metallo in sé ma tutto l’essere umano e il suo destino”.

Questa storia, tratta da "La bottega dell'orefice" di Karol Wojtyla (futuro Papa Giovanni Paolo II), ci insegna molto sul significato profondo del matrimonio e della fede nuziale. L'orefice, metafora della Divina Provvidenza, aiuta i protagonisti a riscoprire il valore del loro legame.

Il matrimonio è anche un lavoro di tutti i giorni, un lavoro artigianale, un lavoro di oreficeria. Se penso che l’unico modo di non graffiare l’anello è quello di non portarlo, magari lasciandolo chiuso in un cassetto… rabbrividisco, sarebbe come tradire la fiducia di Dio che mi ha affidato l’oro per farne un gioiello, che mi ha donato la mia sposa per crescere insieme nell’amore, ma che avrei ignorato.

L’anello ha forma circolare. Ha la forma dello 0. Se però affianco il mio anello a quello della mia sposa ecco che da due zeri prende forma il simbolo dell’infinito (un otto rovesciato). Dal giorno del matrimonio quelle due fedi mostrano l’infinito di Dio solo insieme, quando sono saldate l’una all’altra dall’amore fedele dei due sposi.

La superficie dell'anello, vista da vicino, è piena di solchi, graffi e screpolature, intaccata da centinaia di segni. Quanta differenza! Il matrimonio cambia completamente aspetto dipendentemente dalla distanza di osservazione. Gli sposi ovviamente vivono il proprio matrimonio da vicinissimo e in questo modo ne vedono ogni minimo difetto, molto chiaramente e molto bene, spesso sembra che questi difetti siano ferite profondissime e bruttissime, tali da sfigurare orribilmente il matrimonio stesso. Eppure basterebbe così poco: fare un passo indietro e guardare tutto l’insieme, così ci si accorgerebbe che stavamo guardando un piccolo graffio quasi trascurabile e che non eravamo capaci di vedere in quanto amore abitiamo ogni giorno.

Un ottimo modo di cambiare punto di vista è coltivare l’amicizia con altre coppie di sposi. Confrontarsi con altre coppie aiuta moltissimo, ci si rende conto che più o meno abbiamo gli stessi difetti degli altri ma quando si guarda una coppia dall’esterno si vede quanto è affiatata, quanto è preziosa, quanto bello e luminoso sia il loro matrimonio.

È vero, il mio anello è pieno di segni, la prima cosa che ho pensato è che fossero brutti e per di più ho pensato che simboleggiassero qualcosa di brutto nel mio matrimonio, ma come li ho fatti? Non li ho fatti forse lavorando? O insegnando ai miei figli o facendo qualche compito in casa? L’anello non lo tolgo mai, proprio mai e naturalmente è segnato da ogni avvenimento trascorso dal momento delle mie nozze in poi. Ci posso leggere tutta la mia vita dal primo giorno di matrimonio ed è un’opera d’arte! In pratica non è scalfito, è scolpito! L’ho fatto amando!

È necessario che gli sposi scoprano ogni giorno il significato della fede nuziale che portano al dito, lo bacino ogni giorno promettendosi entrambi il rispetto, l’onestà dei costumi, la santa pazienza del perdonarsi nelle piccole mancanze.

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La fede al dito è simbolo, sì, del matrimonio, ma è anche segno di un legame che è stato sancito davanti a Dio. Ma l’avanzare della cultura laica sta svilendo il valore di questo simbolo.

In un mondo dove la parola “matrimonio” fa paura quasi come “virus”, i simboli e i segni di un legame indissolubile e promesso davanti al Signore, sono l’anello nuziale che da molti viene svilito.

Il matrimonio celebrato in chiesa ha, sempre, un qualcosa in più. Davanti a Dio, gli sposi affermano il loro SI, si donano la fede nuziale come segno che, da lì a quel momento, nessuno più li dividerà.

L’anello nuziale si indossa all’anulare. C’è una leggenda, non so quanto fondata, che narra che una piccola arteria collega direttamente il cuore a quel dito della mano. Capite che non ha importanza sapere se tutto questo sia vero oppure no. Ciò che conta è il significato che vuole evidenziare.

La fede nuziale ci ricorda che il matrimonio è un sacramento che intreccia anima e corpo. L’amore nasce nel cuore ma ha bisogno di un corpo per diventare reale, per potersi manifestare. Senza il corpo il nostro amore non potrebbe arrivare all’altro/a. Resterebbe lettera morta.

L’anello ha forma circolare. Ha la forma dello 0. Se però affianco il mio anello a quello della mia sposa ecco che da due zeri prende forma il simbolo dell’infinito (un otto rovesciato). Dal giorno del matrimonio quelle due fedi mostrano l’infinito di Dio solo insieme, quando sono saldate l’una all’altra dall’amore fedele dei due sposi.

Marito e moglie hanno il compito di riscoprire quel SI detto davanti a Dio ogni giorno della loro vita, a partire proprio dallo sguardo alla loro fede nuziale.

Una storia molto particolare è quella che stiamo per raccontarvi e ci fa comprendere come, al di là del puro e semplice oggetto quale è, la fede nuziale è qualcosa di molto molto più grande. Ha come titolo “La bottega dell’orefice” e racconta alcune storie sul matrimonio e su come è possibile meditare su di esso. L’orefice che vi lavora all’interno, è la voce della Divina Provvidenza che interviene a svelare le coscienze dei protagonisti, che cerca di indirizzarli sulla retta via e tornare sui propri passi, quelli del matrimonio.

Una di queste storie è quella di Anna che, nel suo dialogo con l’orefice appunto, dichiara di essere stanca del proprio matrimonio: “Una volta, tornando dal lavoro, e passando vicino all’orefice, mi sono detta - si potrebbe vendere, perchè no, la mia fede (Stefano non se ne accorgerebbe, non esistevo quasi più per lui. Forse mi tradiva - non so, perché anche io non mi occupavo più della sua vita.

L’orefice guardò la vera, la soppesò a lungo sul palmo e mi fissò negli occhi. E poi decifrò la data scritta dentro la fede. Mi guardò nuovamente negli occhi e la pose sulla bilancia…. poi disse: “Questa fede non ha peso, la lancetta sta sempre sullo zero e non posso ricavarne nemmeno un milligrammo d’oro.

Una risposta che la donna, di certo, non s’aspettava. Una fede che Anna voleva dar via perché per lei non aveva più peso.

Sarà anche Giovanni XXIII, uno dei predecessori di Wojtyla, a porre l’attenzione sulla fede nuziale: “E’ necessario che gli sposi scoprano ogni giorno il significato della fede nuziale che portano al dito, lo bacino ogni giorno promettendosi entrambi il rispetto, l’onestà dei costumi, la santa pazienza del perdonarsi nelle piccole mancanze” - diceva.

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