L'architettura italiana contemporanea è un campo vibrante, caratterizzato da una diversità di approcci e una profonda sensibilità al contesto e al territorio. Questo si riflette nelle opere premiate e nelle discussioni che animano il dibattito architettonico, come dimostra il recente riconoscimento congiunto delle istituzioni milanese e romana, che ambisce a diventare il vero "Premio" all'architettura italiana.

Il Premio Architettura Italiana: un faro per l'innovazione
L'esposizione, ospitata in Triennale e aperta al pubblico, mette in luce la summa di temi e tendenze attuali, spaziando dai luoghi fragili alle forme pure, dalle facciate colorate ai lavori ibridi tra architettura e installazione artistica. Il premio si articola in due categorie principali: "miglior edificio" e "under 35", con un numero significativo di candidature e finalisti che testimoniano la vitalità del settore.
La giuria, composta da figure di spicco come Stefano Boeri, Nina Bassoli, Lorenza Baroncelli e Pippo Ciorra, ha l'arduo compito di selezionare le opere che meglio rappresentano lo stato dell'arte. Le motivazioni delle giurie offrono una preziosa narrazione dello stato dell'architettura contemporanea italiana, evidenziando la forza del progetto architettonico e la sua capacità di generare connessioni e implicazioni.
Storie di eccellenza e innovazione
Dalla Sardegna arriva un esempio di come operare con discrezione in aree interne, fragili e abbandonate, un'opera di resistenza civile in zone periferiche. Il complesso parrocchiale di Santa Chiara a Sini si distingue per il suo rigore formale e la consapevolezza contestuale, capace di ricucire elementi spaziali, espressivi e relazionali del tessuto centrale.
Un altro intervento emblematico, che si discosta dalla nuova costruzione per concentrarsi sul restauro, è quello del Palazzo Diamanti a Ferrara. Biagio Rossetti, con il suo progetto, dimostra come l'architettura possa essere uno strumento di rilettura e attualizzazione funzionale e culturale di edifici storici di grande valore. Questo progetto merita un riconoscimento speciale per la sua qualità intrinseca e per aver superato resistenze pseudo-preservazioniste.

Nel premio under 35, il tema del suolo trasformativo di ambienti e paesaggi emerge con forza nel progetto "Art Pavillion M." di Studio Ossidiana ad Almere, nei Paesi Bassi. Questo riconoscimento sposta l'attenzione verso il Nord Europa, confermando la dimensione internazionale del dibattito architettonico.
Aimaro Isola: un'eredità di saggezza e visione
Il premio alla carriera, assegnato ad Aimaro Isola, rappresenta un distillato di cultura, saggezza ed emozioni. La sua lunga carriera è segnata da un profondo legame con il contesto e la città, come testimonia la sua partecipazione al concorso per il masterplan Bicocca a Milano. Isola sottolinea l'importanza di ritrovare e ricostruire gli spazi esterni, un tema cruciale nell'architettura contemporanea.
“Oggi il contesto è il testo, il problema vero dell’architettura è ritrovare e ricostruire gli spazi esterni”, afferma Isola, evidenziando un cambiamento di paradigma rispetto alla generazione precedente che parlava di interdisciplinarietà. Egli suggerisce la necessità di andare oltre la disciplina stessa, considerando il progetto di trasformazione dello spazio come un'impresa collettiva.
"Penso che quel bambino siamo noi e il pallone che sfugge tra gli edifici è il nostro pianeta."
Isola ricorda con affetto la Triennale di Milano, definendola "casa nostra" e uno dei luoghi che lo ha ispirato a diventare architetto. La sua visione, che abbraccia l'eclettismo della conoscenza e la continua ridefinizione delle posizioni in panorami nuovi, riflette una profonda comprensione delle sfide che l'architettura contemporanea deve affrontare.

Nonostante le leggi razziali fasciste abbiano ostacolato la sua carriera, Isola ha continuato a progettare in modo clandestino. La sua vita è stata segnata da eventi drammatici, tra cui l'arresto e la tortura durante la guerra, ma la sua resilienza e la sua dedizione all'architettura sono rimaste incrollabili.
Il suo lascito professionale, sebbene non sempre documentato da lui stesso, è un patrimonio inestimabile. Recenti iniziative, come il seminario "Alessandro Rimini e l'Auditorium di Milano" organizzato dal Politecnico di Milano e la targa commemorativa posta sul cinema Colosseo, mirano a riscoprire e valorizzare la figura di questo importante architetto.
Alessandro Paggetti: un profilo emergente
Parallelamente alla figura di Isola, emergono nuove generazioni di architetti che portano avanti la tradizione con sensibilità e innovazione. Tra questi, si distingue Alessandro Paggetti, nato nel 1978 e attivo tra Como e Milano. La sua attività professionale, iniziata nel 2005, si concentra su temi di housing sociale, edilizia scolastica e progettazione urbana.
Paggetti unisce all'attività professionale un'intensa attività pubblicistica, raccontando le implicazioni dei "fatti architettonici" su riviste e giornali di settore. La sua formazione accademica al Politecnico di Milano, dove svolge anche attività didattica e di ricerca, gli permette di confrontarsi con studenti internazionali e di mantenere un dialogo costante con le tendenze più attuali.
Intervista ad Alessandro Mandelli di Mandelli Studio
La sua apprezzata attività didattica e di ricerca al Politecnico di Milano, dove si è laureato nel 2003, gli consente di confrontarsi con studenti internazionali e di esplorare nuove prospettive. La sua opera professionale, che si sviluppa prevalentemente in Lombardia, affronta temi cruciali come l'housing sociale, l'edilizia scolastica e la progettazione urbana, dimostrando un impegno concreto verso la riqualificazione e il miglioramento della qualità della vita nelle città.

La sua passione per il paesaggio di Como, la tradizione del Moderno e l'architettura novecentesca, evidente anche nel suo apprezzamento per lo stadio locale, si riflette in un approccio progettuale che integra storia, contesto e innovazione. Alessandro Paggetti rappresenta una figura promettente nel panorama dell'architettura italiana, capace di coniugare rigore tecnico, sensibilità estetica e un profondo impegno sociale.
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