Alberto Bilà, professione “mezzobusto” del telegiornale, è una figura nota nel panorama giornalistico italiano. Da sempre accompagnato dagli aggettivi “garbato ed elegante”, lui stesso si dichiara onorato di essere descritto così.
Nato nella Capitale, ma con radici profondamente siciliane, Alberto Bilà porta con sé un'eredità culturale variegata. Suo padre, ingegnere, era originario di Palermo, mentre la madre, impiegata, proveniva da Grosseto. Questa mescolanza di origini ha senza dubbio contribuito a formare la sua personalità.
Laureato in Giurisprudenza, Alberto Bilà non ha però intrapreso la carriera legale, definendosi un “avvocato mancato”. La sua decisione di studiare legge è stata dettata da un principio di prudenza: “Mi sono laureato perché nella vita ‘non si può mai sapere’”. Fin da ragazzino, però, la sua vera passione era il giornalismo. Il desiderio di scrivere e la curiosità per questo mondo, all'epoca a lui sconosciuto, lo hanno spinto a perseguire questa strada. Successivamente, ha approfondito le sue conoscenze frequentando scuole di televisione e giornalismo, preparandosi anche a eventuali insuccessi nel campo.

La passione per il giornalismo è nata in casa, alimentata da un precoce interesse per la comunicazione. Già all'età di 13 anni, Alberto Bilà creava un piccolo giornalino di sei pagine, occupandosi personalmente della scrittura a macchina, dell'impaginazione, della scelta delle fotografie e persino della realizzazione delle illustrazioni. I titoli di questo giornalino amatoriale, come “È tornato il gatto che era scappato” o “Mio fratello ha fatto un incidente con il motorino”, testimoniano la sua vocazione precoce e il suo approccio creativo fin da giovane.
Un dono significativo che ha segnato i suoi primi passi nel mondo del giornalismo è stato il libro di Indro Montanelli, “Il coraggio di dare la notizia”, regalatogli dal padre. Questo testo ha probabilmente ispirato ulteriormente il suo desiderio di raccontare la realtà con professionalità e coraggio.
L'inizio della sua carriera professionale è avvenuto a metà degli anni '80 in Rai, dove ha ricoperto il ruolo di “programmista regista”. Per due anni, dedicò il suo tempo frequentando una scuola di televisione e comunicazioni sociali, diretta da Luciano Scaffa, un capostruttura della Rai. Questo percorso formativo fu intenso, con lezioni che si svolgevano dalle 18:00 alle 22:00.
Il suo primo programma televisivo è stato “Italia mia” nel 1986, condotto da Diego Abatantuono, Maria Teresa Ruta e Gigi Marzullo. Durante il periodo estivo, questo programma sostituiva “Domenica in” nella fascia oraria pomeridiana, dalle 14:00 alle 20:00. Alberto Bilà si occupava della parte musicale, gestendo i contatti con le case discografiche e dovendo assicurare la presenza di sei o sette cantanti per puntata, un compito non sempre facile a causa dei loro impegni in tournée.

La svolta nella sua carriera è arrivata nel 1991, quando è approdato a Tmc News, il telegiornale di Telemontecarlo, diretto da Roberto Quintini. L'occasione si presentò con l'apertura di una selezione per assumere tre giornalisti. Durante il provino, Alberto Bilà dovette leggere un testo pieno di errori di battitura e poi raccontare la propria vita in un minuto e mezzo, una prova che ha superato con successo.
Dopo quattro anni trascorsi a Tmc News, nel 1995, Alberto Bilà si è trasferito al Tg5. La chiamata arrivò da Enrico Mentana, allora direttore del neonato telegiornale. Inizialmente, scambiando la voce di Mentana per quella di un collega che faceva imitazioni, Alberto Bilà ebbe una reazione poco cortese, chiudendo la conversazione. Solo alla seconda telefonata, realizzando di aver commesso un errore, rispose seriamente. L'incontro con Mentana fu decisivo, e gli furono concesse 24 ore per accettare la nuova sfida professionale.
Gli anni trascorsi al Tg5 sono stati caratterizzati da un grande entusiasmo. Il Tg5, fin dalla sua nascita, intraprese una competizione serrata con il Tg1, proponendo un linguaggio nuovo, diretto e semplice, ma mai povero. Era un telegiornale composto da poche persone, caratterizzato da un ritmo veloce e rapido.

Negli anni '90, Alberto Bilà ha lavorato come inviato, vivendo un'epoca che descrive come “complicata, rissosa, belligerante”, raggiungendo, a suo parere, un livello di tensione mai visto prima. Ha avuto l'opportunità di raccontare eventi di grande rilevanza storica, come la guerra civile in Albania e la Seconda Intifada in Medio Oriente.
Uno degli episodi più drammatici della sua carriera è avvenuto nel 1999, quando è stato sequestrato dall'UCK (Esercito di liberazione del Kosovo). Durante un momento di intenso panico, mentre stava scrivendo un servizio in un ristorante, uomini armati fecero irruzione e lo presero. Portato dietro le cucine con un mitra puntato, gli fu chiesto di contattare l'Italia per richiedere un elicottero con aiuti sanitari. In quell'occasione, il collega Franco Di Mare, anch'egli inviato, gli diede coraggio rimanendo fuori dalla porta.
La notizia più terribile che Alberto Bilà ha dovuto comunicare ai telespettatori è stata senza dubbio quella relativa all'attentato dell'11 settembre 2001. In quella circostanza, Enrico Mentana guidò una lunga maratona televisiva per seguire gli eventi in tempo reale.
Nel corso della sua carriera, Alberto Bilà ha avuto modo di lavorare a stretto contatto con due direttori di lungo corso: Enrico Mentana e Clemente Mimun. Descrive Mentana come un genio, mentre Mimun è considerato un grande condottiero, capace di “sentire la pancia della gente”. Proprio Mimun, nel 2023, gli affidò l'incarico di recarsi in Emilia Romagna per seguire l'alluvione, un compito che Alberto Bilà accettò senza esitazione.
Tra i piccoli scoop della sua carriera, ricorda un episodio avvenuto quando era ancora a Tmc. Silvio Berlusconi tenne una conferenza stampa per annunciare il suo ingresso in politica. Alberto Bilà arrivò quando la conferenza era già terminata, ma riuscì a interloquire con Berlusconi, scusandosi con il Presidente per essere arrivato in ritardo.
Claudio Cappon e Alberto Bilà ospiti a TGtg del 20 aprile 2016
Nonostante la sua professione lo abbia portato a vivere in una città frenetica come Roma, Alberto Bilà afferma di essere “vaccinato” al traffico, grazie all'abitudine acquisita vivendo nella Capitale fin dalla nascita.
