Dopo 25 anni di attività, il ciclista cotignolese Alan Marangoni ha deciso di lasciare il mondo del ciclismo professionistico.
La sua carriera, lunga e ricca di esperienze, si è conclusa con un gesto di grande affetto e riconoscimento da parte della sua comunità e dei suoi tifosi. Sabato scorso, nella pista di pattinaggio “Up & Down” di Lugo, in via Piratello 49, si è tenuta una festa per salutare amici e tifosi. Saranno 450 i tifosi amici e atleti che hanno partecipato a questo abbraccio di fine carriera.
Alan ha deciso di terminare dopo 10 anni di professionismo, 714 giorni di gare al fianco di grandi campioni. La sua carriera è stata costellata di partecipazioni ai più importanti eventi ciclistici, tra cui cinque Giri d'Italia, una Tour de France, una Vuelta a España, cinque Milano-Sanremo, sei Parigi-Roubaix e sei Giri delle Fiandre. Indimenticabile l'abbraccio con cui i cotignolesi accolsero il passaggio del Giro nella tappa con partenza da Lugo.

Come da tradizione, la serata è stata condita da racconti, aneddoti ma soprattutto dalla cucina romagnola fatta di cappelletti e allegria. Un modo per celebrare i successi e condividere la passione che ha animato la sua vita.
La sua unica vittoria è arrivata proprio l'ultimo giorno di carriera, al Tour de Okinawa. Una cosa assai rara, che ha dato alla sua avventura ciclistica un pizzico di poesia e romanticismo in più. Questo epilogo ha aggiunto un tocco speciale alla sua lunga e onorata carriera.
Alan Marangoni, a 27 anni, romagnolo di Lugo, ha trascorso tre anni da professionista, fungendo da gregario per la Liquigas-Cannondale. La sua dedizione e il suo lavoro come compagno di squadra sono stati fondamentali per i capitani che ha supportato.
Il suo contachilometri ha segnato 35 mila chilometri in un anno. Ha iniziato la stagione in Australia, ha attraversato le classiche del Nord - Gand, Roubaix e Fiandre - per poi partecipare al Giro d'Italia e al Giro del Lussemburgo. Qui ha stabilito un record mondiale: è stato il primo e unico corridore a fare una corsa a tappe due giorni dopo la fine del Giro d'Italia. Successivamente ha corso il Giro di Polonia e la Vuelta.
Per chi ha lavorato? Poco per Ivan Basso: Tirreno-Adriatico e Romandia. Molto per Vincenzo Nibali: Giro e Vuelta. E molto anche per Peter Sagan: al Polonia per difendere la maglia di leader, alla Vuelta per vincere le tappe. Alan si definisce "Arlecchino servo di due padroni", un gregario al servizio di tre capitani, ma è il suo mestiere, la sua vocazione.

Le sue fughe sono state poche, e non sempre coronate dal successo. La più eroica è stata al Giro di Toscana: quasi 160 chilometri all'aria, ma a 4 dall'arrivo sono sopraggiunti i crampi. Si è ripreso e ha vinto anche la volata, ma a quel punto era per l'undicesimo posto. Peccato.
La corsa più bella per lui è stata al Campionato italiano a cronometro, dove è arrivato terzo. Anche se un terzo posto può sembrare poco, per Alan è stata una grande soddisfazione, un podio tricolore e la dimostrazione di aver concluso davanti a un compagno come Dall'Antonia.
Durante il Giro, nella tappa dello Zoncolan, ha riportato un infortunio al ginocchio, con otto punti di sutura. Nonostante il dolore e la stanchezza, è ripartito il giorno successivo per una delle tappe più difficili, affrontando freddo, pioggia e buio. Quel giorno, comunque, aveva una trentina di corridori dietro.
Riguardo alla possibilità di una vittoria personale, Alan è sempre stato fiducioso: "Ma sì, dai, prima o poi, si potrà fare. Sognare è lecito." I test confermano che ha un ottimo motore, da vero "faticatore", ma la sua velocità e la sua capacità di scatto non sono sufficienti per vincere in volata. Per vincere, deve arrivare da solo, o magari partire in fuga da solo.
Una cosa è certa, Alan è il numero 1 nei fan club. Il suo batte tutti, e le loro grigliate sono leggendarie.
Intervista doppia ad Alan Marangoni e Giorgio Brambilla.
Il suo addio al ciclismo è stato celebrato con calore, un riconoscimento meritato per una carriera spesa con passione e dedizione.

A proposito di celebrazioni, Alan ha partecipato a due feste in due giorni: il matrimonio di Tiziano Dall’Antonia e il Foddstock. Al matrimonio di Dall’Antonia, Alan ha visto il suo amico emozionato come mai prima, un momento toccante dopo la cerimonia. La festa è proseguita con tanti colleghi ciclisti, tra cui Ponzi, Guarnieri, Sabatini, Da Dalto, Pellizotti e Modolo, all'insegna del buon cibo e del prosecco.
Il Foddstock, organizzato dal musicista e scrittore Guido Foddis, è un evento che unisce musica, arte e ciclismo. Alan ha partecipato alla pedalata nel centro di Ferrara, con soste enogastronomiche e musica rock. È stato eletto presidente del Foddstock, un onore che l'anno precedente era toccato a Marzio Bruseghin. La maglia simbolo di quest'anno era una T-shirt con l'immagine dell'Italia e, per ogni regione, un piatto tipico, definita "federalismo gastronomico", con una borraccia piena di ciccioli come "doping".
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